Fitch promuove l’Italia, ma a quale prezzo?

Negli ultimi giorni si è parlato molto dell’upgrade del rating dell’Italia da BBB a BBB+ con outlook stabile deciso da Fitch. La notizia è stata accolta con entusiasmo da politica e mercati, perché significa meno spread e più facilità di accesso al credito. Tutto vero, almeno in superficie. Fitch promuove l’Italia

Ma dietro questo successo si nascondono domande scomode: davvero l’Italia è cresciuta? Davvero abbiamo aumentato produttività, occupazione e investimenti? O piuttosto abbiamo ottenuto un voto migliore grazie a politiche di risparmio che hanno colpito i cittadini?

In realtà, gran parte di questo risultato deriva da tagli lineari che hanno inciso su settori vitali e costituzionalmente garantiti, come la sanità, l’istruzione e la previdenza. In pratica, si è risparmiato limitando diritti fondamentali, non creando nuova ricchezza.

Bene il contenimento della spesa, purché non venga intaccato lo zoccolo duro dei diritti sociali: sanità, istruzione e servizi essenziali che assicurano dignità ai consumatori, alle famiglie e a chi ha più bisogno.

Un bilancio in ordine non basta se viene pagato con più tasse, meno servizi e sacrifici sulle fasce più deboli della popolazione. La solidità dei conti pubblici non è solo una questione di numeri: deve essere anche sociale, deve garantire coesione e rispetto della Costituzione. Fitch promuove l’Italia

La vera sfida per l’Italia non è inseguire i giudizi delle agenzie di rating, ma costruire una crescita inclusiva, equa e sostenibile, fatta di investimenti in innovazione, transizione ecologica, industria e tutela dei consumatori.

La stabilità dei mercati è importante, ma ancora più importante è la stabilità dei diritti. Senza un equilibrio tra finanza pubblica e giustizia sociale, nessun giudizio positivo potrà mai tradursi in un reale benessere per le famiglie italiane.

Francesco Tanasi
Segretario Nazionale Codacons

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