A Catania si rinnova il Consiglio Direttivo della Camera Penale “Serafino Famà”. Non è un passaggio interno o, almeno, non solo. È un momento che incide direttamente sulla qualità della difesa e, più in generale, sull’equilibrio del sistema della giustizia penale.
Il voto del 10 aprile non riguarda soltanto la composizione di un organismo rappresentativo. Riguarda l’impostazione che l’avvocatura penalista intende darsi in una fase complessa, segnata da spinte spesso contrapposte: da un lato le esigenze di efficienza e sicurezza, dall’altro la necessità di garantire diritti che non possono essere compressi.
Il penalista non è un semplice tecnico del processo. È una figura che si misura ogni giorno con il potere punitivo dello Stato e che ha il compito, non sempre facile, di ricondurlo entro i limiti delle regole. Senza questo equilibrio, il processo perde la sua funzione. La funzione del penalista, in questo senso, non è accessoria, ma strutturale: senza una difesa effettiva, il processo perde equilibrio e, con esso, la sua legittimazione.
La qualità della difesa misura, in modo diretto, la qualità della giustizia.
Per questa ragione, la Camera Penale non è soltanto un organismo di rappresentanza. È anche il luogo in cui si forma una linea, un orientamento, una visione della giustizia penale che, nel tempo, finisce per incidere concretamente sul modo in cui i diritti vengono tutelati.
La credibilità del sistema passa anche da qui. Passa dalla capacità dell’avvocatura penalista di restare indipendente e, allo stesso tempo, di non chiudersi in se stessa. Di mantenere rigore senza perdere il contatto con la realtà. Quando la difesa si indebolisce, si indebolisce l’intero sistema.
Oggi la tutela dei diritti non riguarda solo il processo. Riguarda le vittime, i soggetti più fragili, i cittadini che si avvicinano alla giustizia con aspettative che spesso restano disattese. Riguarda, in definitiva, il modo in cui la giustizia viene percepita.
In questo quadro, il rapporto tra avvocatura e organizzazioni che si occupano della tutela dei cittadini assume un valore concreto. Può contribuire a rendere più accessibile il sistema e, allo stesso tempo, a rafforzarne la credibilità.
Il Codacons, attraverso il proprio gruppo di penalisti, si pone come interlocutore naturale ed è pronto ad avviare, con la nuova governance della Camera Penale, un percorso di collaborazione fondato su iniziative concrete, strumenti operativi e confronto stabile sui temi della difesa e dell’accesso alla giustizia.
Non si tratta di sovrapporsi, ma di affiancare. Non di intervenire, ma di contribuire.
Il passaggio del voto del 10 aprile non è, quindi, una semplice scadenza. È un momento che segna una direzione.
Da quella direzione dipenderà, in misura concreta, anche la qualità della giustizia che i cittadini si troveranno davanti.
Francesco Tanasi
Segretario nazionale Codacons