La Costituzione non è un simbolo ma la difesa concreta dei cittadini

Settant’anni fa, il 23 aprile 1956, si teneva la prima udienza pubblica della Corte costituzionale. Da quel momento, la Consulta ha assunto un ruolo decisivo nell’architettura della Repubblica: garantire la supremazia della Costituzione, verificare la conformità delle leggi ai principi fondamentali dell’ordinamento, tutelare i diritti inviolabili e assicurare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Non è una ricorrenza soltanto istituzionale. I settant’anni della Corte costituzionale rappresentano un’occasione preziosa per riflettere sul significato più profondo della giustizia costituzionale e sul rapporto, spesso complesso, tra la Costituzione scritta e la sua concreta attuazione nella vita del Paese.

La Corte costituzionale è il giudice delle leggi e uno dei custodi più alti della rigidità della Costituzione. La sua funzione non si esaurisce nell’eliminare dall’ordinamento le norme incompatibili con la Carta, ma richiama costantemente un principio essenziale: il potere legislativo, la pubblica amministrazione e ogni articolazione dello Stato trovano nella Costituzione non soltanto un limite, ma il fondamento stesso della propria legittimazione.’

Per questo la Consulta non è un organo distante dalla quotidianità dei cittadini. È, al contrario, uno dei presìdi essenziali dello Stato costituzionale di diritto. Ogni volta che una norma illegittima viene espunta dall’ordinamento, ogni volta che un principio costituzionale viene riaffermato, ogni volta che il legislatore viene ricondotto entro i confini tracciati dalla Carta fondamentale, non si compie soltanto un’operazione tecnico-giuridica. Si ristabilisce il primato della Costituzione e si tutela, in concreto, la dignità della persona.

In settant’anni di attività, la Corte ha rappresentato una barriera di garanzia contro gli abusi del potere, le leggi ingiuste, le disuguaglianze e ogni compressione irragionevole dei diritti fondamentali. Ha corretto squilibri legislativi, ha riaffermato il principio di legalità costituzionale nei momenti più delicati della vita repubblicana e ha contribuito a rendere effettivi diritti che, senza un giudice chiamato a garantirli, rischierebbero di restare mere enunciazioni solenni.

La vera sfida, oggi, è impedire che la Costituzione venga celebrata nelle sedi ufficiali ma disattesa nella realtà sociale. I diritti costituzionali non possono vivere soltanto nei testi normativi, nelle sentenze o nei discorsi istituzionali. Un diritto proclamato ma non garantito, riconosciuto ma non accessibile, affermato ma non tutelato, rischia di trasformarsi in una promessa tradita dell’ordinamento. La legalità costituzionale, per essere autentica, deve tradursi in prestazioni, garanzie, servizi, tutele e rimedi effettivi.

Il diritto alla salute non può essere svuotato da liste d’attesa incompatibili con la dignità della persona. La tutela dell’ambiente non può restare subordinata a inerzie amministrative, ritardi decisionali o interessi particolari. L’uguaglianza sostanziale non può essere sacrificata da disservizi, costi insostenibili e barriere che impediscono ai cittadini di accedere realmente ai propri diritti. La protezione dei consumatori, la tutela dei soggetti fragili, l’accesso alla giustizia e ai servizi pubblici essenziali non possono restare formule astratte, richiamate solo nelle occasioni solenni.

La Costituzione non è un manifesto simbolico. È una norma fondamentale, un vincolo giuridico, politico e morale che deve orientare l’azione del legislatore, della pubblica amministrazione e di tutte le istituzioni repubblicane. Non è soltanto il vertice formale delle fonti del diritto: è il patto fondamentale che dà senso alla Repubblica e impone alle istituzioni di rendere effettivi i diritti, soprattutto quando a invocarli sono i cittadini più deboli.

Celebrare i settant’anni della Corte costituzionale significa, dunque, riconoscere il valore di un organo che ha custodito l’equilibrio dell’ordinamento. Ma significa anche ricordare che la difesa della Carta non si esaurisce nelle aule della Consulta. La Costituzione vive quando un cittadino può curarsi in tempi ragionevoli, quando una famiglia non viene schiacciata da costi ingiusti, quando l’ambiente viene protetto realmente, quando la legge tutela i più deboli e non consolida i privilegi dei più forti.

La giustizia costituzionale non riguarda soltanto i rapporti tra Stato, Regioni e Parlamento. Riguarda direttamente la vita delle persone, perché ogni violazione dei diritti fondamentali produce una ferita nell’ordinamento e si traduce in minore libertà, minore tutela e maggiore disuguaglianza.

Per questo la Consulta è stata, ed è chiamata a continuare a essere, una barriera di garanzia contro ogni abuso, ogni privilegio ingiustificato e ogni compressione dei diritti inviolabili. Il modo migliore per onorare questi settant’anni non è limitarsi alla celebrazione, ma riaffermare ogni giorno che la Costituzione deve essere applicata davvero nella sanità, nella giustizia, nell’ambiente, nei servizi pubblici, nella tutela dei consumatori e nella protezione quotidiana della dignità delle persone.

Francesco Tanasi

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